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narrazioni di vita

E Ulrich si accorse di aver smarrito quell’epica primitiva a cui la vita privata ancora si tien salda, benché pubblicamente tutto sia già diventato non narrativo e non segua più un “filo” ma si allarghi in una superficie sterminata.

R. Musil, L’uomo senza qualità, 1930

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prova ontologica

Prova ontologica dell’esistenza di Dio. Kurt Gödel, 10.2.1970.

Immagini tratte da: K. Gödel, La prova matematica dell’esistenza di Dio, a cura di Gabriele Lolli e Piergiorgio Odifreddi, Bollati Boringhieri

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il gergo dei filosofi universitari

Sentir cantare il rauco o veder danzare lo zoppo è penoso, ma udir filosofare il cervello limitato è insopportabile. Per nascondere la mancanza di veri pensieri, molti mettono assieme un imponente apparato di parole lunghe e composte, di intricati fioretti retorici, di periodi sterminati, di espressioni nuove e inaudite, il che costituisce nel suo complesso un gergo per quanto possibile arduo e dall’apparenza assai erudita. Con tutto ciò pero essi non dicono nulla: da loro non si riceve alcun pensiero, non ci si sente accresciuta la propria visione del mondo, e si deve sospirare: «Odo il ruotare del mulino, ma non vedo la farina». O per meglio dire, si vede anche troppo chiaramente quali povere, comuni, piatte e rozze idee siano nascoste dietro tale gonfia ampollosità.

A. Schopenhauer, L’arte di insultare, Adelphi

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la lotta con il destino

È un concetto ridicolo, se non altro perché implica la lotta con un avversario invisibile, un guerriero dal manto fatato contro il quale ogni colpo andrebbe a vuoto e nelle braccia del quale ci si butta proprio quando si vuole evitarlo, come è successo a Laio e a Edipo. A ciò si aggiunga il fatto che il destino è onnipotente, perciò combattere con esso sarebbe la più ridicola di tutte le presunzioni.

A. Schopenhauer, L’arte di insultare, Adelphi

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una “forbita lingua di pattumiera”

[I traduttori mediocri] finiscono con il rendere inaggiustabili e inutilizzabili le loro traduzioni; riempiendole, oltre che dei loro umili (e inevitabili) sbagli, anche d’una quantità di quelle pretenziose (e evitabilissime) «finezze» d’un certo ben noto linguaggio traduttorio, per cui mai nessuno, appunto, salta, ma tutti «sobbalzano», nessuno beve mai un caffè, ma tutti lo «sorbiscono», nessuno va, ma tutti «si recano» o «si portano», nessuno guarda la televisione, ma tutti «assistono a uno spettacolo televisivo», ecc. ecc. ecc.

Fruttero e Lucentini, I ferri del mestiere, 1962

La Fiat licenzia a Torino, a Bologna scoppia una bomba, a Milano sparisce l’insalata, a Roma un pretore mette fuori legge la birra; e scrupolosi cronisti si sparpagliano prontamente per le città a raccogliere dal vivo, a caldo, le reazioni della gente co­mune. L’indomani il giornale riporta tra virgolette, in corsivo, strabilianti esempi di «parlato» italiano 1980.

«Non v’è dubbio che le preferenze delle massaie si orientano verso i pomidoro scozzesi» svela un rude scaricatore dei mercati generali. «Entrambi siamo arrivati qui dalla Calabria colmi di speranza» rievoca un battilastra appena uscito col fratello dal turno di fabbrica. «Siffatti provvedimenti non giovano un bel nulla!» esclama un oste trasteverino. «Mentre quei signori del governo si gingillano in vani giochi di potere, noi facciamo quadrato attorno alla democrazia» assicura uno scambista delle ferrovie.

Nessuno (è la prima reazione del lettore comune) assolutamente nessuno in Italia si esprime così , parla così. Quei cronisti non sono affatto scrupolosi, mentono, hanno ingannato il loro direttore, non si sono mai sognati di andare col taccuino in mano tra le bancarelle, in autobus, nei bar, non si sono mai mescolati agli scioperanti e ai tifosi, hanno passato il pomeriggio o la serata a farsi gli affari loro, affidando la stesura dei dialoghetti dal vivo a una zia ottantacinquenne, ex maestra elementare.

Fruttero e Lucentini, La zia occulta, in La prevalenza del cretino, 1985

Cfr. Claudio Giunta, “Una forbita lingua di pattumiera”, IL – Il Sole 24 Ore, 18.01.2017

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conflitto

Πόλεμος πάντων μὲν πατήρ ἐστι, πάντων δὲ βασιλεύς

Conflitto di tutte le cose è il padre, di tutte è il re.

Eraclito, Frammenti, fr. 53 Diels-Kranz

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la storia non fa nulla

La storia non fa nulla, essa non “possiede alcuna enorme ricchezza”, “non combatte nessuna lotta”! È piuttosto l’uomo, l’uomo reale, vivente, che fa tutto, possiede e combatte tutto; non è la “storia” che si serve dell’uomo come mezzo per attuare i propri fini, come se essa fosse una persona particolare; essa non è altro che l’attività dell’uomo che persegue i suoi fini.

K. Marx, F. Engels, La sacra famiglia, 1845

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il “ritmo del pensiero in isviluppo”

Se si vuole studiare la nascita di una concezione del mondo che dal suo fondatore non è stata mai esposta sistematicamente […] occorre fare preliminarmente un lavoro filologico minuzioso e condotto col massimo scrupolo di esattezza, di onestà scientifica, di lealtà intellettuale, di assenza di ogni preconcetto ed apriorismo o partito preso […] La ricerca del leit-motiv, del ritmo del pensiero in isviluppo, deve essere più importante delle singole affermazioni casuali e degli aforismi staccati.

A. Gramsci, Quaderni del carcere, Quaderno 16, §2.

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für ewig

Bisognerebbe far qualcosa“für ewig”.

A. Gramsci, Lettere dal carcere, 19 marzo 1927

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indiscrezione

Ma il filosofo è indiscreto dappertutto.

G. Canguilhem, Il cervello e il pensiero, in Scritti filosofici