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fragmenta

le immense energia della storia

Commento di Ernst Bloch a proposito del lavoro.sui passages: «La storia mostra il suo distintivo di Scotland-Yard». Fu nel corso di un colloquio in cui io esposi come questo lavoro – analogamente al metodo della fissione dell’atomo – liberi le immense energie della storia imprigionate nel «c’era una volta» della storiografia classica. La storia, che mostrava la cosa «come è stata veramente», è stata il più forte narcotico del secolo.

Walter Benjamin, I “passages” di Parigi, in Id., Opere complete, cit., vol. IX, p. 518 [N 3, 4]

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nugae

la tenebra e l’inverno

Bedenkt das Dunkel und die große Kälte
In diesem Tale, das von Jammer schallt.

Meditate la tenebra e l’inverno
di questa valle percossa dal pianto.

B. Brecht, Die Dreigroschenoper, 1928

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nugae

spiritus durissima coquit

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filosofia nugae politica

bio-politica

Per millenni, l’uomo è rimasto quel che era per Aristotele: un animale vivente ed inoltre capace di un’esistenza politica; l’uomo moderno è un animale nella cui politica è in questione la sua vita di essere vivente.

Michel Foucault, La volonté de savoir, 1976

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fragmenta politica

diritto di morte e potere sulla vita

L’Occidente ha conosciuto a partire dall’età classica una trasformazione molto profonda di questi meccanismi del potere. Il “prelievo” tende a non esserne più la forma principale, ma solo un elemento fra altri che hanno funzioni d’incitazione, di rafforzamento, di controllo, di sorveglianza, di maggiorazione e di organizzazione delle forze che sottomette: un potere destinato a produrre delle forze, a farle crescere e ad ordinarle piuttosto che a bloccarle, a piegarle o a distruggerle. Il diritto di morte tenderà da questo momento in poi a spostarsi, o almeno ad appoggiarsi sulle esigenze di un potere che gestisce la vita ed a finalizzarsi a ciò che queste domandano. Questa morte, che si fondava sul diritto del sovrano di difendersi o di chiedere che lo si difenda, apparirà come l’altra faccia del diritto che ha il corpo sociale di assicurare la sua vita, di mantenerla o di svilupparla. Mai le guerre sono state tuttavia più sanguinose che dal XIX secolo in poi e, anche fatte le debite proporzioni, mai i regimi avevano praticato fino a quel momento sulle loro popolazioni simili olocausti. Ma questo formidabile potere di morte — ed è forse questo che gli dà una parte della sua forza e del cinismo con il quale ha portato così lontano i propri limiti — si presenta ora come il complemento di un potere che si esercita positivamente sulla vita, che incomincia a gestirla, a potenziarla, a moltiplicarla, ad esercitare su di essa controlli precisi e regolazioni d’insieme. Le guerre non si fanno più in nome del sovrano che bisogna difendere; si fanno in nome dell’esistenza di tutti; si spingono intere popolazioni ad uccidersi reciprocamente in nome della loro necessità di vivere.

I massacri sono diventati vitali. Come gestori della vita e della sopravvivenza, dei corpi e della razza, tanti regimi hanno potuto condurre tante guerre, facendo uccidere tanti uomini. E attraverso un capovolgimento che permette di chiudere il cerchio, più la tecnologia delle guerre le ha fatte volgere alla distruzione esaustiva, più nei fatti la decisione che le apre e quella che le chiude si subordinano alla pura questione della sopravvivenza. La situazione atomica è oggi al punto d’arrivo di questo processo: il potere di esporre una popolazione ad una morte generale è l’altra faccia del potere di garantire ad un’altra il suo mantenimento nell’esistenza. Il principio: poter uccidere per poter vivere, che sorreggeva la tattica dei combattimenti, è diventato principio di strategia fra Stati; ma l’esistenza in questione non è più quella, giuridica, della sovranità, ma quella, biologica, di una popolazione. Se il genocidio è il sogno dei poteri moderni, non è per una riattivazione del vecchio diritto di uccidere; è perché il potere si colloca e si esercita a livello della vita, della specie, della razza e dei fenomeni massicci di popolazione.

Michel Foucault, La volonté de savoir, 1976

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nugae

lascia pur grattar dov’è la rogna

Non diranno: i tempi erano oscuri,
ma: perché avete taciuto?

                                   Bertolt Brecht

Ma nondimen, rimossa ogni menzogna
tutta tua vision fa manifesta
e lascia pur grattar dov’è la rogna.
Che la voce tua sarà molesta
nel primo gusto, vital nutrimento
lascerà poi, quando sarà digesta.

                                   Dante Alighieri

C’è da qualche parte un foglio in cui sta scritto il nome di coloro che, in un mondo di menzogna, hanno testimoniato della verità. Questo foglio esiste, ma è illeggibile. C’è poi un altro foglio, perfettamente leggibile, che registra questi stessi nomi: sta nelle mani dei questurini e dei giornalisti.

Giorgio Agamben, Lascia pur grattar dov’è la rogna, Quodlibet

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politica

recuperare il futuro

Per arrivare a una nuova egemonia globale della sinistra occorre recuperare alcuni dei possibili futuri smarriti – o meglio, va recuperato il futuro in quanto tale.

Ma il problema del neoliberismo di Land è che confonde la velocità con l’accelerazione. È vero che ci muoviamo velocemente, ma solo entro un set rigidamente definito e fisso di parametri capitalistici. Ciò che noi sperimentiamo è solo la velocità crescente di un orizzonte locale, il movimento inerziale di un encefalogramma piatto, e non un’accelerazione che sia anche navigazione, processo sperimentale di scoperta nell’ambito di uno spazio universale di possibilità. Questa seconda modalità di accelerazione è invece per noi essenziale.

Gli accelerazionisti vogliono liberare le forze produttive latenti. In questo progetto, non c’è bisogno di distruggere la piattaforma materiale del neoliberismo: essa va piuttosto reindirizzata verso obiettivi comuni. L’infrastruttura esistente non è una fase del capitalismo da distruggere, ma un trampolino di lancio verso il postcapitalismo

Alex Williams, Nick Srnicek, Manifesto accelerazionista, 2013

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sociologia

il disincantamento del mondo

Rendiamoci conto, in primo luogo, di ciò che propriamente significa, dal punto di vista pratico, questa razionalizzazione intellettualistica a opera della scienza e della tecnica orientata scientificamente. Vuole forse significare che oggi noi altri, per esempio ogni persona presente in questa sala, abbiamo una conoscenza delle condizioni di vita nelle quali esistiamo maggiore di quella di un Indiano o di un Ottentotto? Ben difficilmente. Chiunque di noi viaggi in tram non ha la minima idea – a meno che non sia un fisico di professione – di come esso fa a mettersi in movimento; e neppure ha bisogno di saperlo. […] La crescente intellettualizzazione e razionalizzazione non significa dunque una crescente conoscenza generale delle condizioni di vita alle quali si sottostà. Essa significa qualcosa di diverso: la coscienza o la fede che, se soltanto si volesse, si potrebbe in ogni momento venirne a conoscenza, cioè che non sono in gioco, in linea di principio, delle forze misteriose e imprevedibili, ma che si può invece – in linea di principio – dominare tutte le cose mediante un calcolo razionale. Ma ciò significa il disincantamento del mondo [Entzauberung der Welt]. Non occorre piú ricorrere a mezzi magici per dominare gli spiriti o per ingraziarseli, come fa il selvaggio per il quale esistono potenze del genere. A ciò sopperiscono i mezzi tecnici e il calcolo razionale. Soprattutto questo è il significato dell’intellettualizzazione in quanto tale.

Max Weber, Wissenschaft als Beruf, 1919

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politica

la mort du capitalisme

L’expérience de notre génération : le capitalisme ne mourra pas de mort naturelle.

Walter Benjamin, Le Livre des passages, p. 681 (GS V, 2 p. 819)

La société sans classes n’est pas le but final du progrès dans l’histoire mais plutôt son interruption mille fois échouée, mais finalement accomplie.

Walter Benjamin, Tesi di filosofia della storia, XVIIa

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nugae

goya

Francisco Goya, Saturno che divora i suoi figli, olio su tela, 1821-1823