Categories
nugae

indocilis pauperiem pati

Luctantem Icariis fluctibus Africum
mercator metuens otium et oppidi
laudat rura sui; mox reficit rates
quassas, indocilis pauperiem pati.

Orazio, Odi I, 1, 15-18

Categories
nugae

conosci te stesso

Bisogna disabituarsi e smettere di concepire la cultura come sapere enciclopedico, in cui l’uomo non è visto se non sotto forma di recipiente da empire e stivare di dati empirici; di fatti bruti e sconnessi che egli poi dovrà casellare nel suo cervello come nelle colonne di un dizionario per poter poi in ogni occasione rispondere ai vari stimoli del mondo esterno. Questa forma di cultura è veramente dannosa specialmente per il proletariato. Serve solo a creare degli spostati, della gente che crede di essere superiore al resto dell’umanità perché ha ammassato nella memoria una certa quantità di dati e di date, che snocciola ad ogni occasione per farne quasi una barriera fra sé e gli altri. […] Lo studentucolo che sa un po’ di latino e di storia, l’avvocatuzzo che è riuscito a strappare uno straccetto di laurea alla svogliatezza e al lasciar passare dei professori crederanno di essere diversi e superiori anche al miglior operaio specializzato che adempie nella vita ad un compito ben preciso e indispensabile e che nella sua attività vale cento volte di più di quanto gli altri valgano nella loro. Ma questa non è cultura, è pedanteria, non è intelligenza, ma intelletto, e contro di essa ben a ragione si reagisce.

La cultura è una cosa ben diversa. È organizzazione, disciplina del proprio io interiore, è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti e i propri doveri. Ma tutto ciò non può avvenire per evoluzione spontanea, per azioni e reazioni indipendenti dalla propria volontà, come avviene nella natura vegetale e animale in cui ogni singolo si seleziona e specifica i propri organi inconsciamente, per legge fatale delle cose. L’uomo è soprattutto spirito, cioè creazione storica, e non natura.

[…]

Conoscere se stessi vuol dire essere se stessi, vuol dire essere padroni di se stessi, distinguersi, uscire fuori dal caos, essere un elemento di ordine, ma del proprio ordine e della propria disciplina ad un ideale. E non si può ottenere ciò se non si conoscono anche gli altri, la loro storia, il susseguirsi degli sforzi che essi hanno fatto per essere ciò che sono, per creare la civiltà che hanno creato e alla quale noi vogliamo sostituire la nostra. Vuol dire avere nozioni di cosa è la natura e le sue leggi per conoscere le leggi che governano lo spirito. E tutto imparare senza perdere di vista lo scopo ultimo che è di meglio conoscere se stessi attraverso gli altri e gli altri attraverso se stessi

Antonio Gramsci (firmato “Alfa Gamma”), «Socialismo e cultura», Il Grido del Popolo, 29 gennaio 1916

Categories
nugae

determinismo e spirito d’iniziativa

La forma classica di questi passaggi dalla concezione del mondo alla norma pratica di condotta, mi pare quella per cui dalla predestinazione calvinistica sorge uno dei maggiori impulsi all’iniziativa pratica che si sia avuto nella storia mondiale. Così ogni altra forma di determinismo a un certo punto si è sviluppata in spirito di iniziativa e in tensione estrema di volontà collettiva.

A. Gramsci, Quaderni del carcere, Quaderno 10 II, §28.

Categories
nugae

l’ethos del capitale

[…] Colpisce come la peculiarità di questa «filosofia dell’avarizia» [espressa in un brano di Walter Benjamin] sia l’ideale dell’uomo onesto degno di credito, e, soprattutto, l’idea che il singolo sia moralmente tenuto ad aumentare il proprio capitale (col presupposto che l’interesse a tal aumento sia fine a se stesso). In effetti, che non vi sia predicata semplicemente una tecnica di vita, ma una peculiare «etica» – la cui violazione non è trattata solo come follia, ma come una specie di negligenza del dovere –, questo è soprattutto il punto essenziale. Non è solo l’«abilità negli affari» a esservi insegnata (come accade abbastanza spesso anche altrove); ciò che si esprime è un ethos, che ci interessa appunto in quanto tale.

[…]

Ma, soprattutto, il «summum bonum» di questa «etica» – guadagnare denaro, sempre più denaro, alla condizione di evitare rigorosamente ogni piacere spontaneo – è così spoglio di ogni considerazione eudemonistica o addirittura edonistica, è pensato come fine a se stesso con tanta purezza, da apparire come alcunché di totalmente trascendente, in ogni caso, e senz’altro irrazionale, di fronte alla «felicità» o all’«utilità» del singolo individuo. L’attività lucrativa non è più in funzione dell’uomo quale semplice mezzo per soddisfare i bisogni materiali della sua vita, ma, al contrario, è lo scopo della vita dell’uomo, ed egli è in sua funzione.

M. Weber, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, 1905

Categories
nugae

ridentem dicere verum

⠀⠀⠀⠀⠀⠀ridentem dicere verum
quid vetat?

Orazio, Satire I, 1, 24-25

Categories
nugae

l’imparzialità è un sogno, la probità è un dovere

Io non so se possa essere imparziale chi scrive su questioni contemporanee, sieno esse politiche, o religiose, o sociali, od economiche. Io dubito che possa essere imparziale anche chi scrive su avvenimenti molto lontani da noi: la Rivoluzione francese, la Riforma protestante, le origini del Cristianesimo, la storia del Paradiso terrestre. Chi crede sinceramente di essere imparziale, non è troppo spesso che uno sciocco. Chi si proclama imparziale, è quasi sempre un mentitore senza scrupoli che cerca di ingannare il suo pubblico: lupo in veste d’agnello.

Noi non possiamo essere imparziali. Possiamo solamente essere intellettualmente onesti: cioè renderci conto delle nostre passioni, tenerci in guardia contro di esse, e mettere in guardia i nostri lettori contro i pericoli della nostra parzialità. L’imparzialità è un sogno, la probità è un dovere.

G. Salvemini, Prefazione a Mussolini diplomatico, Editions contemporaines, 1932

Categories
nugae

nastro di Möbius

M. C. Escher, Moebius Strip II, 1963, xilografia colorata

Categories
nugae

ombre platoniche

Categories
nugae

scrittura e alienazione

Soddisfo, scrivendo, a un bisogno di sfogo, prepotente. Scarico la mia professionalità impassibile e mi vendico, anche; e con me vendico tanti, condannati come me a non esser altro, che una mano che gira una manovella.

L. Pirandello, Quaderni di Serafino Gubbio operatore, 1925

Categories
nugae

veli di pianto

Se un’acrobata a cavallo, fragile, tisica venisse spinta per mesi interi senza interruzione in giro nel maneggio sopra un cavallo vacillante dinanzi a un pubblico instancabile da un direttore di circo spietato sempre colla frusta in mano, continuando a frullare sul cavallo, gettando baci, oscillando sulla vita, e se questo spettacolo proseguisse in mezzo al fracasso dell’orchestra e dei ventilatori nel grigio futuro che continua a spalancarsi sempre, accompagnato dall’applauso, che si estingue e poi torna ad ingrossare, di mani che son veri martelli a vapore – forse un giovane frequentatore del loggione si precipiterebbe per la lunga scala, traversando tutti gli ordini di posti, nel maneggio, e griderebbe: Basta! tra le fanfare dell’orchestra sempre pronta a seguir gli ordini.

Ma non è così: una bella dama bianca e rossa, entra lieve dal velario che due orgogliosi servitori in livrea sollevano per lei; il direttore, cercando ossequioso i suoi occhi, le sospira incontro con devozione bestiale, la solleva cauto sul cavallo pomellato, come se fosse la sua nipote preferita che parte per un viaggio pericoloso; né riesce a decidersi a dar il segno colla frusta; ma alla fine lo dà con uno schiocco, facendo forza a se stesso; e corre accanto al cavallo con la bocca aperta; seguendo con sguardo attento i salti della donna; e non par quasi comprendere la sua abilità; comincia a metterla in guardia con parole inglesi; richiama con voce furente alla massima attenzione gli stallieri che tengono i cerchi; scongiura con le mani levate l’orchestra di tacere prima del grande salto mortale; infine solleva la piccola acrobata dal cavallo tremante, la bacia sulle guance e nessun omaggio del pubblico gli par adeguato; mentre la donna sostenuta da lui, sulla punta dei piedi, circonfusa di polvere, allargando le braccia e inclinando indietro la testa vuol dividere con tutto il circo la sua felicità, – quando questo avviene il frequentatore del loggione posa il viso sul parapetto, e, naufragando nella marcia finale come in un grave sogno, piange senza saperlo.

F. Kafka, In loggione, 1916-1917